da Redazione | Mar 28, 2024 | 2024, News, Promo
Si informano tutti i soci iscritti all’A.I.S. Sardegna che l’assemblea ordinaria è convocata per martedì 30 aprile 2024 alle ore 7.00 in prima convocazione presso la sede AIS Sardegna (Via San Tommaso d’Aquino, 18 – Cagliari) e SABATO 4 maggio 2024 alle ore 10.00 in seconda convocazione presso REGIA HOTEL Strada Provinciale n 15, ABBASANTA (OR) con il seguente Ordine del Giorno:
- Relazione del Presidente sulla gestione dell’esercizio 2023 e relazione previsionale programmatica 2024.
- Lettura della relazione dell’Organo di Controllo
- Discussione e approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio 2023
- Discussione e approvazione della relazione previsionale programmatica 2024
- Varie ed eventuali.
Si ricorda che, secondo quanto disposto dall’art.3 dello Statuto dell’AIS Sardegna, hanno diritto di voto in Assemblea i soci in regola con la quota associativa al 28 febbraio 2024. I soci che avessero regolarizzato la propria posizione associativa dopo tale data hanno diritto di partecipare all’Assemblea senza diritto di voto.
Il Presidente
Antonio Furesi
ATTENZIONE: Per ragioni logistiche e organizzative è necessaria l’iscrizione
da Redazione | Mar 27, 2024 | 2024, Articoli
Nella ristretta famiglia dei vitigni aromatici, il gewürztraminer è sicuramente quello che ha avuto un successo forse tardivo ma sicuramente eclatante, tale da farne un emblema del vino modaiolo. Il nome un po’ ostico ma difficile da dimenticare (divenuto presenza fissa di meme virali), l’impatto indubbiamente “esplosivo” dei profumi, numeri produttivi tutto sommato limitati sì da crearne una certa aura di esclusività: diversi i motivi che ne hanno decretato il successo, non ultimo il fatto di essere un vitigno aromatico preservato fin da subito dalla limitante collocazione, quasi obbligata, nel “recinto” dei vini da dessert. Un’uva difficile da coltivare, caratterizzata da rese naturalmente molto contenute, da grappoli piccoli e serrati, dalla spessa e compatta buccia rosa e dalla polpa bianca. Un vitigno che ben si adatta all’invecchiamento ed è ottimo alleato della muffa nobile chiamata Botrytis Cinerea.

E proprio al Gewürztraminer la Delegazione di Sassari ha dedicato il seminario intitolato Appuntamenti aroma(n)tici – Il fascino del Gewürztraminer tra Italia e Alsazia, affidato alle sapienti mani del collega torinese Luca Giordana. Un nome ostico ma allo stesso tempo affascinante, si diceva. Un nome composto, come spesso accade nella lingua tedesca. La prima parte, gewürz, è molto lineare col suo richiamo ad aromi, spezie, condimenti. La seconda, traminer, è sicuramente più controversa. Gli altoatesini metterebbero la mano sul fuoco sulla derivazione dal nome della città di Termeno (in tedesco, Tramin), ma altri studi porterebbero al vocabolo latino Terminus (che indicava le terre di confine) o all’espressione Vitis Aminea (cioè, di origine greca) divenuta, in seguito all’influenza germanica, Der Aminer e poi Dr Aminer, etc.
In ogni caso, questo vitigno ha trovato una felice collocazione, fin dal XIX secolo, in quella sottile striscia di terra incastonata tra la catena dei Vosgi ad ovest e il fiume Reno ad est, cioè l’Alsazia, regione francese di confine a lungo contesa con i vicini popoli germanici. L’impronta tedesca è molto presente in Alsazia, sia per quanto riguarda i toponimi che le tradizioni gastronomiche. Una striscia di terra che si distende da nord a sud per 170 km, ospitando 15.500 ha vitati a disposizione di circa 300 aziende. Nonostante le latitudini, il clima risulta moderatamente secco e temperato, grazie alla presenza dei Vosgi che proteggono dalle influenze oceaniche e dalle precipitazioni, mentre dal punto di vista geologico questo areale si connota per un vero e proprio mosaico di suoli. Coerentemente con le abitudini francesi, anche in Alsazia c’è stata una grande cura nella zonazione del territorio con l’individuazione di 51 località che possono fregiarsi del titolo di Grand Cru, mentre altri due aspetti vanno un po’ in controtendenza: in primis, la vinificazione per singoli vitigni, con tanto di menzione in etichetta (a parte il raro e poco significativo caso del vino da assemblaggio chiamato Edelzwicker), ma soprattutto la capacità di rimanere immuni – e lo diciamo a bassa voce – dall’ineluttabile impazzimento dei prezzi che contraddistingue, ahinoi, gran parte della produzione d’oltralpe.

Il primo vino in degustazione, Alsace Gewürztraminer AOC Réserve 2021 dell’azienda Willm di Eguisheim, ci ha portato subito in medias res, delineando con poche pennellate un efficace ritratto del Gewürztraminer alsaziano, fin dal colore, un vivacissimo dorato brillante. Per l’esame olfattivo, Giordana ci ha giustamente suggerito un approccio a più riprese, apprezzando a bicchiere fermo gli aromi più sottili di petalo di rosa e litchi che, con le successive roteazioni, rischierebbero di essere sopraffatti dai più prestanti profumi presenti nel bagaglio di questo vino. Un po’ come godersi la sottile melodia di due corde d’arpa appena pizzicate prima dell’ingresso poderoso dell’orchestra. E il bagaglio olfattivo è davvero ricco e variegato, visto che spazia dalla frutta tropicale alle erbe aromatiche, per finire con note speziate di zafferano, zenzero e cren. Aromi che, in fase retronasale, vengono ulteriormente “spinti” dalla percettibile presenza zuccherina, ben bilanciata, peraltro, da efficaci contrappunti fresco-sapidi.

Si sale di livello col secondo vino, Alsace Gewürztraminer AOC Grand Cru Hatschbourg 2022 del Domaine Joseph Cattin di Voegtlinshoffen. Nonostante il millesimo più recente, ha mostrato di meritare ampiamente il titolo di Grand Cru: ha riproposto una melodia molto simile al precedente, ma regolata un’ottava sopra, per reiterare la metafora musicale. Maggiore intensità, maggiore struttura (grazie anche all’utilizzo del legno) nonché una lunga e variegata persistenza. Un vino che rappresenta un bel paradigma del Gewürztraminer alsaziano limitatamente alla categoria dei vini secchi (diciamo così), che poi secchi non lo sono mai da queste parti. Si tratta giusto di una semplificazione rispetto alle blasonate categorie VT (Vendange Tardive) e SGN (Sélection de Grains Nobles).
Contraltare italiano può essere considerato l’Alto Adige, per alcune similitudini climatiche (la protezione da parte delle Alpi) e geologiche (suoli diversificati) e, appunto, per l’importante presenza del Gewürztraminer nella produzione vinicola.

La prima etichetta in degustazione, Südtirol – Alto Adige Gewürztraminer DOC “Sanct Valentin” 2022 della Cantina St. Michael Eppan, mostra subito che, al di là delle similitudini geografiche con l’Alsazia, lo stile di vinificazione presenta caratteristiche molto diverse. Il colore paglierino con riflessi oro verde rispecchia pienamente territorio e scelta del periodo vendemmiale. Il primo naso è sorprendente (pepe, note affumicate), poi emergono sentori vegetali (menta, salvia), fruttati (agrume, pesca bianca), per chiudere con una stuzzicante nota di anice. Al gusto la componente alcolica si fa sentire, così come quella glicerica cui fa da contrappunto soprattutto una decisa sapidità.La persistenza si connota principalmente per i richiami vegetali e il finale amaricante.

Si vira verso fisionomie decisamente più opulente col vino successivo, Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer Nussbaumer 2022 della Cantina Tramin (Termeno), che già alla vista si presenta con una smagliante e brillante veste dorata. Le prime olfazioni propongono i classici sentori aromatici del varietale (litchi, rosa, frutta tropicale) e via via si presentano affascinanti note vegetali (salvia, rosmarino, mentolo) e speziate (zafferano, cannella, noce moscata), per chiudere con cenni di miele e resina. Al gusto il leggero residuo zuccherino sposta ulteriormente l’asticella dell’opulenza di cui si parlava prima, ma il vino presenta comunque un buon equilibrio e soprattutto una lunga persistenza che si porta appresso tutti i sentori apprezzati all’olfatto, chiudendo con una leggera nota amaricante.

Per l’ultimo campione in degustazione (“Scarpe Toste Unplugged” 2022) ci spostiamo al confine tra Lazio e Umbria, precisamente a Castelfranco, frazione di Rieti, sede della Cantina Le Macchie. Lo scarto non è solo geografico ma anche stilistico, dal momento che si tratta di un vino sottoposto a fermentazione con macerazione sulle bucce per 15 giorni e successiva maturazione sulle fecce per 5 mesi. Lo stile di vinificazione prevale, almeno inizialmente, sulle caratteristiche del varietale, a cominciare dal colore ramato fitto e vivace. Il primo naso presenta una sorprendente nota di cotognata, mentre le successive olfazioni propongono sentori vegetali di foglia d’alloro ed erbe aromatiche e speziati di zenzero, con una chiusura di caramella d’orzo. Al palato presenta un buon equilibrio e una stuzzicante e percettibile nota tannica, mostrandosi nel complesso come un vino saporito e di spiccata bevibilità. Una vera e propria chicca che ha regalato un ulteriore tassello utile a completare il variegato ritratto del Gewürztraminer.
“Un vino – come ha puntualmente chiosato Luca Giordana a fine serata – non solo ‘sfacciato’, ma capace di regalare grande complessità, soprattutto con l’evoluzione. E poi, dote non da poco, un vino decisamente e trasversalmente gastronomico!”
da Redazione | Mar 8, 2024 | Senza categoria
L’apparente difficoltà di pronuncia ha fatto del Gewürztraminer un protagonista seriale di calembour e meme, ma nel contempo i suoi profumi inebrianti e la sua piacevolezza di beva lo hanno reso in assoluto uno dei vini più amati, in special modo per situazioni particolari e incontri romantici.
Proprio ai vini ottenuti da questo straordinario vitigno aromatico sarà dedicato il seminario che la Delegazione AIS di Sassari propone ai suoi associati, in programma lunedì 25 marzo 2024, alle ore 19:00 presso l’Hotel Carlo Felice (Via Carlo Felice 43, Sassari). A condurre il seminario e a raccontare i vini in degustazione (prodotti in Italia e in Alsazia) sarà il collega torinese Luca Giordana che, sempre a Sassari, ha brillantemente guidato qualche settimana fa il Seminario di aggiornamento sulla didattica AIS.
Se siete interessati, affrettatevi a formalizzare la vostra iscrizione; i posti disponibili sono solo 40.

Dettagli Evento
- Data: lunedì 25 marzo 2024
- Relatore: Sommelier Luca Giordana
- Sede: Hotel Carlo Felice (Via Carlo Felice 43, Sassari)
- Orario: 19:00
- Contributo Soci: € 35,00 (in regola con la quota associativa 2024)
- Contributo Soci 2023 non in regola con la quota 2024 al momento dell’iscrizione: € 35,00 + IVA
- Contributo NON Soci: € 40,00 + IVA
- Posti disponibili: max 40
- Scadenza iscrizioni: fino ad esaurimento posti e fino al 23 marzo 2024
- Disdetta iscrizioni: Se dopo la prenotazione l’iscritto fosse impossibilitato a partecipare dovrà darne avviso all’organizzazione tempestivamente e comunque entro le 48 ore precedenti il seminario. Dal rimborso della quota sarà detratta una somma di €5,00 a titolo di spese amministrative.
- La mancata presentazione o la disdetta a meno di 48 ore dall’inizio dell’evento non daranno diritto al rimborso.
- Lista d’attesa: All’esaurirsi dei posti, gli iscritti saranno inseriti in lista d’attesa e contattati secondo l’ordine di iscrizione non appena si dovessero liberare dei posti (inviando una mail all’indirizzo sassari@ais.sardegna.it).
- Bicchieri da degustazione: i partecipanti dovranno dotarsi della valigetta con i biccchieri.
ATTENZIONE: per motivi fiscali, i Soci 2023 e i NON Soci devono effettuare ordini e pagamenti SEPARATI dai Soci.
NON SONO AMMESSE ISCRIZIONI E PAGAMENTI A NOME DI SOCIETÀ

da Redazione | Nov 28, 2023 | 2023, Articoli
Il seminario “I Re del Piemonte”, tenutosi lo scorso 14 Novembre a Oristano, è stato un vero e proprio percorso nella storia di una delle regioni vitivinicole più importanti d’Italia e del mondo, condotto dal giovane e preparatissimo Altai Garin (valdostano ma ormai sardo d’adozione). 
Nel corso della serata si è giocato sui parallelismi tra i produttori vitivinicoli che hanno determinato il successo dei vini piemontesi, e alcuni tra i personaggi e gli artisti più influenti della storia, passando attraverso risvolti sociali e politici di grande rilevanza.

Pronti, via! Ecco che già il primo vino ci lascia a bocca aperta: Asti DOCG Metodo Classico dei Fratelli Gancia, ottenuto da uve moscato. Per molti presenti in sala è il primo approccio a un Metodo Classico da uve moscato, e la sorpresa è piacevolissima: bollicina elegante, dal profilo olfattivo fragrante e intenso e una bevuta ricca, avvolgente e persistente. Ora ha inizio il gioco dei parallelismi con i personaggi storici: qui dapprima con Carlo Gancia che, importando dalla Francia le maestranze esperte in lavorazioni spumantistiche, dà vita al primo Metodo Classico italiano cambiando le sorti dell’enologia nazionale, e subito dopo con Lucio Fontana che ha cambiato il mondo dell’arte contemporanea con i suoi “tagli” nelle tele.

Il secondo vino in degustazione è uno dei simboli indiscussi del territorio piemontese. Il produttore è Walter Massa, vignaiolo indipendente e coraggioso, considerato da tutti padre e pioniere del Timorasso. Il vino in degustazione è il suo “cru” Montecitorio, che rispecchia appieno le caratteristiche di questo vitigno e del suo territorio: complessità, profondità, struttura e grande longevità. Il parallelismo stavolta è con Don Rosa, autore e disegnatore di fumetti Disney, ideatore del personaggio di Paperon de’ Paperoni, un cercatore d’oro del Klondike che basa tutte le sue fortune sulla prima moneta d’oro trovata, la famosa “numero uno”. Come zio Paperone, così Walter Massa basa la sua storia sul Timorasso, credendo fortemente nel suo grande potenziale.

Il terzo vino in degustazione Altai lo definisce “il migliore Gavi del mondo, che non è un Gavi.” Infatti il produttore, Stefano Bellotti, vignaiolo eclettico, dal 2015 ha deciso di abbandonare la DOC Gavi per le sue produzioni, restando tuttavia fedele al vitigno. L’“IVAG” (palindromo di GAVI), è un cortese di grande complessità aromatica, sapido e fresco, avvolgente e persistente.
Bellissimo il parallelismo con Fabrizio De Andrè, di cui in sala si è potuto godere un sottofondo musicale tratto dal suo brano “Canto del servo pastore”. De Andrè e Bellotti condividono le origini – entrambi sono figli della ricca borghesia genovese – ed entrambi hanno sposato una filosofia di vita originale e creativa, fuori dagli schemi.

Passiamo ai rossi, e assaggiamo un altro grande simbolo dell’enologia piemontese: il Bricco dell’Uccellone di Braida. La sua Barbera si presenta con un ampio spettro olfattivo, giocato sulle note morbide di frutta scura in confettura e sulle tipiche spezie dolci e freschezza del varietale. L’assaggio denota un tannino rotondo e il sorso è intenso, morbido e persistente. La figura del suo produttore, Giacomo Bologna, viene affiancata a quella di Antonio Gramsci: a unire i due personaggi un forte sentimento “rivoluzionario”. Bologna, infatti, rivoluziona completamente il concetto di Barbera, che fino alla prima metà degli anni ‘80 era visto come vino semplice e quotidiano, indebolito ulteriormente dallo scandalo del Metanolo, portandolo a vestire i panni del grande vino apprezzato dai mercati internazionali.

Il seminario non può che concludersi con il “Re” dei vini, il Barolo, e con il racconto delle vicissitudini che nella seconda metà del secolo scorso lo hanno visto protagonista di un acceso dibattito attorno alla necessità di conservarne la “tradizionalità”, oppure sperimentare un approccio produttivo più “modernista”. I vini in degustazione raccontano queste due diverse correnti di pensiero e stili di produzione differenti: il Barolo “modernista” di Elio Altare si presenta prorompente di frutto e spezie al naso, il sorso è rotondo e pieno, con un tannino giovane e morbido, mentre il Barolo di Bartolo Mascarello, più tradizionalista, ha un profilo olfattivo di grande eleganza con note terziarie e spezie dolci, vellutato all’assaggio, equilibrato, con una trama tannica di grande finezza che gli dona piacevolezza e persistenza.

Per il Barolo scomodiamo il grande filosofo dell’Ottocento Hegel, che nella sua Fenomenologia dello Spirito supera la tradizione filosofica aristotelica, proponendo una lettura nuova e dinamica della realtà, governata dal principio della dialettica.
Un doveroso e grande grazie va ad Altai per la sua preparazione e la sua passione nel condividere il suo sapere, e ad AIS Oristano per aver organizzato un grande evento in maniera impeccabile e piacevole.

da Redazione | Nov 22, 2023 | 2023, Articoli
Francesco Piras, ricercatore presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, ci ha proposto questo suo reportage sull’areale di Wachau, incentrato soprattutto sull’analisi dell’attività enoturistica. Pubblichiamo volrentieri il suo contributo, per l’importanza dell’argomento trattato e per la cura e la chiarezza divulgativa che contraddistinguono il testo e le foto, realizzate dallo stesso autore. (G.D.)
INTRODUZIONE
È appena terminato il mio viaggio in Austria, un breve tour che mi ha permesso di scoprire una delle località enoturistiche più famose al mondo. I viticoltori austriaci coltivano attualmente circa 45.000 ettari di vigneti, di cui circa due terzi a bacca bianca e un terzo a bacca nera. I più importanti sono il grüner veltliner e il riesling tra quelli a bacca bianca e lo zweigelt tra quelli a bacca nera. La viticoltura è diffusa principalmente nell’est dell’Austria, dove infatti si trovano le più importanti regioni vinicole. Si contano in tutto otto regioni, nove se si include anche Vienna, unica capitale al mondo con una viticoltura significativa. L’Austria, dopo aver attraversato un periodo difficile negli anni ’80 del ‘900, ha intrapreso decisamente la strada della qualità potendo contare ora su realtà vinicole di rilievo anche internazionale. Sono più di cinque le cantine che ho avuto modo di visitare durante la mia permanenza, grazie anche alla preziosa compagnia dei colleghi dell’International Wine Business Master dell’università di Krems. È stato un viaggio che mi ha portato a scoprire l’intero sistema vitivinicolo e l’offerta enoturistica di una delle zone maggiormente vocate al mondo. Ho, quindi, avuto modo di osservare da vicino l’organizzazione del loro modello enoturistico e le strategie che tengono in piedi la loro accoglienza, raccogliendo spunti e idee che possono ben adattarsi al modello enoturistico italiano.
DESCRIZIONE PANORAMA VITICOLO DELL’AREA DI WACHAU
Il viaggio si è concentrato nella più famosa delle otto principali aree vinicole austriache, la regione della Bassa Austria. Questa area è attraversata dal Danubio, sulle cui sponde – sinistra ma soprattutto destra – si trovano bellissimi vigneti, per lo più terrazzati, in molti casi ripidi e prevalentemente fortificati con muri a secco.

Vigneti nella regione di Wachau
La stretta valle che costeggia il Danubio è lunga solo 33 chilometri, l’area vinicola 15 chilometri con poco più di 1300 ettari vitati. La porta d’ingresso a ovest è l’abbazia benedettina di Melk nel territorio di Wachau, mentre a est è delimitata dalla città di Krems, antica di oltre mille anni e prestigiosa sede dell’Università IMC.
È evidente, e ancora quasi si respira, l’antica cultura vitivinicola che ha lasciato in dote alle aziende moderne la capacità di individuare i versanti migliori e più vocati e le esposizioni più adatte. I versanti della valle sono interamente coperti di ordinati filari, e creano non solo una delle aree più importanti al mondo per la produzione vinicola, ma costituiscono anche un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario e unico, fortemente identitario, frutto di millenni di convivenza tra uomo e natura. I 15 chilometri di questa meravigliosa area costituiscono un mirabile percorso dove le vigne coesistono accanto a moderne cantine, piccoli agglomerati di case, piste ciclabili e preziosi siti archeologici, creando nel complesso una meta turistica ed enoturistica gettonatissima e di grande impatto sia in estate che in inverno.
Nel 2000, Wachau è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nella categoria “Paesaggio culturale” e nel 2021 i muri a secco sono stati inseriti nell’elenco dei siti del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Il vino e la viticoltura fanno da sempre parte di questo territorio. Qui, il clima favorisce la produzione di grandi vini bianchi, introdotti solo nel XIX secolo, come il Grüner Veltliner e Riesling, esaltandone la spiccata vena acida e i profumi delicati. La quota delle varietà di vino bianco è del 94%, quella delle varietà di vino rosso è solo del 6%, costituita prevalentemente dallo Zweigelt. I terreni sono per lo più poco profondi, con un elevato contenuto di minerali e di base granitica. Il clima misto atlantico-pannonico è influenzato dall’umidità del Danubio, che contribuisce a caratterizzare il microclima dell’area. Un fattore importante è la grande escursione termica che si registra tra il giorno e la notte, che ha un effetto molto positivo sulla viticoltura.

Vigneti nella regione di Wachau
L’ESPERIENZA ENOTURISTICA
L’offerta enoturistica è veramente ampia e variegata, sempre calorosa e ricca di umanità, elemento fondamentale in questo genere di attività. Non è difficile incontrare i titolari o i rappresentanti del management aziendale e parlare direttamente con loro. Visite guidate e degustazioni sono previste sia da cantine private di dimensione familiare, come la cantina Moser, sia da grossi gruppi cooperativi come Winzer Kreams e la Domäne Wachau, che raccolgono e riuniscono centinaia di piccoli produttori.

Ingresso della cantina Moser, poco lontano dal centro abitato di Krems
Il prodotto è centrale nella proposta enoturistica. La visita enoturistica qui è interamente dedicata al vino. Ciò non significa che manchino del tutto le attività collaterali, come la possibilità di proporre cibi in abbinamento, ma il vero motore pulsante della visita è il vino col suo ciclo produttivo dai terrazzamenti alla bottiglia, passando per la cantina. Autenticità e qualità sono sicuramente gli aspetti maggiormente curati dagli operatori locali. La qualità dei loro vini nasce nella vigna e prosegue con cura in cantina, secondo disciplinari severi che mirano a tutelare l’ambiente e le persone. Le visite possono apparire semplici, ma si tratta di una semplicità frutto di una grandissima organizzazione: in ogni azienda è possibile trovare mappe e riviste esplicative dei territori, piccoli dettagli che fanno una grande differenza nell’esperienza del turista.
Esistono ovviamente anche aziende che hanno investito moltissimo, introducendo nella visita percorsi esperienziali come filmati in 3d e altre esperienze sensoriali più o meno sofisticate, come nel caso della cantina Winzer Kreams, dotata al suo interno di un piccolo cinema con proiezioni tridimensionali del ciclo produttivo. Il paesaggio è certamente il punto di forza dell’enoturismo austriaco, e il distretto di Wachau ne è un esempio mirabile. Le cantine sono facilmente raggiungibili e in alcuni casi si trovano a poca distanza dai piccoli centri abitati. L’offerta enoturistica si integra perfettamente nella più ampia offerta turistica generale, andando a costituire un vero e proprio sistema di collaborazioni territoriali.
Quello che colpisce è infatti la forte sinergia tra le realtà produttive e la visione collettiva. Le aziende, forse per via dello spiccato spirito cooperativistico, appaiono non solo molto ben collegate tra loro ma ben ancorate al territorio. Le visite e le degustazioni hanno decisamente costi accessibili. Si parte dai 10/15 euro per una visita con una degustazione finale di almeno tre vini. Esistono ovviamente offerte di alta gamma per turisti alto-spendenti e maggiormente esigenti.

Un momento della visita all’interno della cantina Winzer Krems
L’incentivo alla vendita di vino è sempre molto presente. Tutte le aziende visitate hanno dato una grande attenzione allo shop finale: un ambiente moderno, luminoso, con una brillante esposizione delle referenze aziendali a scaffale. Anche in Austria, come in Italia, i wine club non sono al momento un canale di vendita diretta perseguito con successo.
Infine, un cenno a parte meriterebbero le persone, lo staff aziendale coinvolto nelle esperienze. Le risorse umane sono sicuramente una delle chiavi del successo dell’enoturismo in questa area. Nelle cantine visitate ho trovato un livello di accoglienza di qualità, che va ben oltre il semplice approccio divulgativo ma che cerca di costruire, con la giusta empatia e competenza, una relazione con i clienti.
CONCLUSIONI

Preparazione alla degustazione in cantina
Sono diversi gli spunti, le riflessioni e le idee raccolti durante questa bellissima esperienza che mi hanno portato ad evidenziare analogie e criticità del sistema enoturistico italiano rispetto a quello austriaco.
Una prima riflessione è legata al ruolo che le cantine austriache danno all’attività enoturistica. È evidente che il core business sia sempre il prodotto vino ma l’enoturismo è vissuto da tutte le cantine come una seria opportunità di guadagno con un ritorno sull’investimento altissimo. Non si tratta di un’attività marginale, di poco peso, a cui dedicare scarsa attenzione e cura. Tutt’altro. È evidente come anche in Italia l’approccio al turismo del vino stia cambiando, ma ancora esistono margini per fare dell’enoturismo un’attività aziendale complementare a quella principale, arrivando a costituire a tutti gli effetti una realtà integrata e strutturata che condiziona financo l’organizzazione interna e la scelta delle risorse umane.
Proprio le risorse umane costituiscono forse il tasto dolente per il sistema enoturistico Italiano, poco propenso ad investire sulla preparazione delle persone o a riconoscere il giusto valore degli alti livelli di professionalità ormai necessari per garantire gli standard adeguati. Infatti, ho incontrato in Austria solo persone motivate, qualificate e in grado di parlare almeno l’inglese come seconda lingua. Le professionalità provengono dal sistema universitario di Krems, che ha creato nel tempo un’offerta formativa sul mondo enologico di altissimo profilo e al servizio del territorio. Ovviamente anche in Italia abbiamo figure professionali elevate in grado di garantire un servizio altissimo, ma non sempre le aziende sono disposte a riconoscere il giusto valore economico a tali profili.
Altro aspetto che mi ha colpito molto è stata l’età media degli addetti ai lavori. Le aziende appaiono più giovani sebbene abbiano una tradizione notevole. Questo aspetto le proietta più facilmente verso il futuro, rispetto forse ad autorevoli aziende italiane, con grandissima tradizione ma maggiormente rivolte al passato. Ho già accennato, inoltre, al forte approccio territoriale che crea un connubio perfetto tra aziende enoturistiche e tutte le altre realtà produttive e residenziali dell’area. Il territorio di Wachau rappresenta un bellissimo esempio di network efficace che coinvolge tutti gli attori privati e istituzionali in un sistema in grado di offrire così un approccio veramente olistico al turista.

Wine-shop in cantina
Infine, sebbene il valore percepito del vino italiano sia altissimo e senza dubbio maggiore rispetto alle grandi produzioni austriache, loro stanno riuscendo ad aumentare visibilità, riconoscibilità e reputazione proprio attraverso l’accoglienza.
Se sfruttassimo appieno le potenzialità di una corretta accoglienza, il valore percepito già alto delle nostre produzioni enologiche potrebbe solamente giovarne a beneficio dell’intero comparto.
Contributo realizzato nell’ambito del progetto Spoke 2 – “Innovation and sustainability for the competitiveness of the tourism and cultural heritage SMEs in marginal markets”, a valere sulle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza